giovedì , 24 Settembre 2020

A TU PER TU CON… LIVIO MANZIN, classe ’56, ex centrocampista del Bari dal’78 all’80’ dove ha totalizzato 45 presenze e realizzato 7 reti

 

Era conosciuto come un centrocampista – rigorista visto che ogni volta che veniva concesso un penalty era lui a presentarsi sul dischetto. Manzin ha debuttato nel calcio professionistico nel’75 con l’Albese e poi, dopo aver indossato la maglia della Reggina, si è trasferito per due anni nel capoluogo pugliese. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente e abbiamo fatto una chiacchierata su questo momento particolare che ha colpito tutto il mondo, ma non solo di questo.

Personalmente come sta vivendo questo momento così particolare e difficile che ha colpito il nostro Paese e tutto il mondo

“Come tutti gli italiani. Era un po’ nell’aria però non si pensava che raggiungesse queste dimensioni. Magari all’inizio qualcuno poteva pensare che fosse una cosa leggera, una influenza un po’ più aggressiva rispetto a quella normale, invece con il passare dei giorni si è dimostrato sempre di più una cosa tragica visto le vittime che ci sono state. Personalmente sono stato tre settimane, se non quattro, a casa per miei problemi personali, dovevo evitare contatti. In questi giorni sto uscendo in maniera veloce, giusto una toccata e fuga per piccole commissioni. Sto notando che anche a Torino i cittadini non hanno tanto ascoltato le disposizioni del Governo. Vedo ancora troppa gente in giro e per questo ho paura che si andrà avanti per le lunghe”.

 

Dopo i primi focolai di Coronavirus si doveva sospendere fin da subito il campionato

“Penso proprio di sì. Penso che sia stato il pensiero un po’ di tutti gli sportivi che sono appassionati di questo sport. Secondo me il problema è che sono subentrati discorsi molto più grandi del discorso sanitario mentre doveva essere tutto il contrario. Essendoci però dietro la Uefa, la Fifa, i diritti televisivi, nessuno ha voluto rinunciare alla propria fetta di torta. Per me il problema non è stato sottovalutato, ma si è fatto un discorso di tipo egoistico delle società per un rientro economico. Anche le partite della Champions dell’Atalanta hanno indubbiamente inciso in maniera molto pesante soprattutto per la Lombardia in quanto è stato il focolaio più importante”.

 

Secondo lei come andrà a finire questo campionato di calcio

“Bisognerà vedere le potenze europee e la potenza societaria delle nostre italiane, quelle che vanno per la maggiore. Tutte le decisioni sono state sempre prese quasi in accordo tra le grandi società. Per quanto riguarda poi il discorso della decurtazione degli stipendi dei giocatori sarà sicuramente appianato perché spalmeranno tutto nel prossimo anno. Bisognerà vedere date e situazioni sanitarie perché, dopo una cosa del genere, non sarà semplice il discorso. Sono stati coinvolti dei giocatori che sono passati in prima persona dalla malattia e dovranno fare tutti delle visite molto approfondite. Lo stesso varrà per i loro compagni. Non si potrà riprendere il campionato a cuor leggero. Cambierà sicuramente anche il discorso di gestire le società. Spero che il Coronavirus sia potuto servire per diventare un po’ meno egoisti e meno avidi perché ormai è tutto un business. Non è più il calcio che ho vissuto io, tant’è che non mi appassiono più. Ultimamente il calcio non mi interessa più di tanto”.

 

Nella sua carriera da giocatore ha avuto qualche rimpianto

“Rimpianti no perché alla fine ho fatto quello che desideravo da bambino, cioè quello di diventare un giocatore professionista . Qualche rimpianto ci può essere stato perché magari ci sono state delle annate dove avrei potuto fare anche il salto di qualità, ma per vicende che non hanno coinvolto me, ma più che altro le società tra loro, questo non è accaduto. Sono stato legato per parecchi anni al Bari in comproprietà. Avrei potuto rescindere se le società si fossero messe d’accordo e invece, per un motivo o per l’altro, è sempre saltato tutto. Per questo motivo qualche treno l’ho perso. Quello che sono riuscito a fare, il giocatore, probabilmente era nel mio destino. Alla fine posso dire che sono soddisfatto”.

 

Ha vestito la maglia del Bari dal’78 all’80. Cosa ricorda di quei tempi e con quale compagno di squadra ha legato maggiormente fuori dal campo e con quale si è trovato meglio in campo

“Sono arrivato a Bari dopo tre anni di serie C per cui per me, quello barese, era un mondo tutto nuovo. Anche il salto di categoria aveva portato entusiasmo così come la nuova proprietà in quanto era subentrata la  gestione Matarrese con Antonio al posto del professor De Palo. Nell’aria si avvertiva il forte entusiasmo da parte di tutti. Ricordo che si era creato un gruppo molto affiatato, molto unito. Il problema è stato quello che il primo anno siamo andati incontro a una gestione un po’ particolare perché siamo partiti prima con Santececca, che dopo sette – otto domeniche, è stato esonerato. Gli subentrò Corsini che non fece meglio del precedente  e poi arrivò Catuzzi che ci ha tolto via dalle sabbie mobili. Per quanto riguarda i miei due anni in biancorosso sono andato d’accordo un po’ con tutti  anche per il mio carattere. E’ logico che poi ci sono delle simpatie dove uno è più affiatato con una persona. Facevo molto gruppo con Papadopulo, con Bagnato, con Punziano e De Luca. Con lui mi frequento ancora adesso perché d’estate andiamo in vacanza insieme. E’ un’amicizia che va al di là del discorso calcistico, è un’amicizia quarantennale. C’era anche un discorso di famiglie, nel senso che le nostre mogli erano amiche. Ho dei ricordi che mi tengono legato alla città di Bari come la nascita di mia figlia”.

 

Cosa le manca della città di Bari

“Mi manca il mare perché ho abitato a Santo Spirito e lì stavo veramente bene. Mi manca anche l’atmosfera in generale. Bari è una città che non ti annoia anche se all’epoca bisognava stare un po’ attenti perché c’era parecchia delinquenza minorile, problema questo che avevano anche altre città. Per grandi città così come Bari, che hanno i porti, la situazione è un po’ problematica. Io mi sono trovato molto ma molto bene perché mia moglie continua a pensare ai panzerotti e al pesce che abbiamo mangiato in quegli anni. Logisticamente ci siamo trovati veramente bene”.

 

Vuole fare un saluto a tutti i tifosi di Barimania?

“Volentieri. Li ricordo sempre con tanto affetto perché era davvero uno spettacolo giocare davanti a trenta, quarantamila persone. Penso di aver lasciato un buon ricordo perché, anche adesso su Facebook, me lo manifestano. Quando vieni ricordato a distanza di tanti anni vuol dire che ti sei comportato bene, ti sei impegnato e hai lasciato un buon ricordo. Mi auguro che il Bari salga il più presto possibile. Sono andato a vederlo, negli anni passati, a Novara pur vivendo a Torino. Spero di poter portare un po’ di simpatia ai colori biancorossi. Un grosso abbraccio e Forza Bari”.

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