giovedì , 1 Ottobre 2020
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A TU PER TU CON… ARDUINO ( DINO ) SIGARINI, ex centrocampista del Bari dal’72 al’78

Dino Sigarini, così come Florio e Scarrone, è stato uno di quei giocatori che ha fatto la storia biancorossa dal’72 al’78. Nel’72 il centrocampista venne acquistato dal Bari dopo aver militato prima nel Milan e, poi, nella Triestina. Con la maglia biancorossa totalizzò 185 presenze realizzando 24 reti.

 

Con Sigarini abbiamo fatto una chiacchierata su questo bruttissimo periodo che sta passando la nostra Nazione, ma non solo. L’ex centrocampista ha ricordato i suoi sei anni trascorsi a Bari, città e tifosi che, ancora oggi, dopo essere passati tanti anni porta nel cuore.

 

Cosa ne pensa di tutto quello che sta succedendo in Italia, e non solo, a causa del virus?

“E’ una situazione veramente paradossale. E’ la nostra guerra come si sta dicendo in questi giorni. Noi siamo cresciuti in un periodo particolare, quello della fine delle guerre. Abbiamo vissuto un periodo praticamente stupendo dove non abbiamo avuto grosse difficoltà nella vita sociale. Purtroppo, ad oggi, questo problema del virus ci sta distruggendo perché non eravamo preparati ad una cosa così grande che ci sta scombussolando un po’ tutta la nostra vita quotidiana”.

 

Secondo lei si è intervenuti per tempo o meno.

“All’inizio eravamo un po’ tutti impreparati per cui dare adesso delle colpe sia a destra che a sinistra mi sembra inopportuno. Diciamo che all’inizio si è presa la cosa un po’ alla leggera perché, come ho detto prima, non eravamo preparati. Quando poi ci siamo resi conto di quella che era la situazione, l’Italia è stata la prima nazione ad adottare determinate misure di sicurezza verso la popolazione cosa che gli altri stati non hanno fatto e quasi ancora non fanno. Tutto sommato ci siamo difesi bene. Ci saranno tante cose da sistemare, come ad esempio, quel filmato che ho visto in tv da Bari dove ci sono persone che magari non hanno di che sostenersi. Da quel punto di vista è importante che il Governo si dia da fare perché questa gente possa avere un sostegno, non aspettare i soliti tempi remoti come succede in Italia, ma muoversi subito ed in maniera urgente”.

 

A causa del Covid – 19 ha perso qualche amico?

“Purtroppo sì. Un mio compagno del Trento, il portiere Zaccaria Cometti, se ne è andato così come Consonni e Tonina che erano due miei compagni nel Bari. Erano tutti di quella zona definita “rossa”. Purtroppo anche loro se ne sono andati grazie a questo maledetto virus”.

 

Pensa che torneremo a fare la vita di una volta oppure la nostra vita futura non sarà più la stessa

“Io mi auguro di tornare ad incontrarci e a fare la stessa vita di una volta magari con un po’ più di responsabilità nella spensieratezza. Speriamo che questa cosa finisca, così da poterci riabbracciare tutti”.

 

Veniamo agli aspetti sportivi. Crede che i vari campionati di calcio saranno portati a termine o meno

 

“Io penso proprio che si concluderà così, però non so con quale decisione. Penso che tornare a giocare in queste condizioni sia una utopia, sia assurdo. Il problema del Covid – 19 non sarà una cosa che finirà domani o dopodomani o tra un mese. Le cose sono andate così, chiudiamo baracca e burattini per poi ricominciare dal prossimo anno. Non so con quale soluzione perché non sono all’altezza di fare certe previsioni e prendere certe soluzioni. Mi sembra assurdo continuare. Adesso bisogna pensare alla salute di tutti gli italiani. Per il calcio, per i film e per gli spettacoli ci sarà tempo e modo di ricominciare”.

 

E’ d’accordo allora con la Federazione belga che ha sospeso il campionato

 

“Certamente sì. Non avrebbe neanche senso, dopo tutto quello che sta succedendo, con tutti i morti che stiamo avendo e abbiamo avuto, ricominciare una stagione interrotta. Per me non ha senso. Comunque vedremo quello che accadrà”.

 

Veniamo al Bari. Lei ha vestito la maglia biancorossa dal’72 al’78. Cosa ricorda di quegli anni?

 

“Sono stati anni stupendi, sia nelle gioie che nei dolori. Bari continuo a portarla nel cuore perché sono stati i miei sei anni più importanti della mia carriera. Sono arrivato nel capoluogo pugliese all’età di 23 anni. Ricordo il mio primo anno con Regalia, in serie B, dove abbiamo fatto un bel campionato togliendoci grandi soddisfazioni. Ci sono stati anche alti e bassi con retrocessioni e risalite. Ricordo sempre con piacere il campionato vinto con Losi quando giocavamo in serie B. Ricordo, purtroppo, la morte del professor De Palo che è stato il mio presidente per cinque – sei anni. E’ stato davvero una persona eccezionale. Proprio in questi giorni ho pubblicato su Facebook una foto mia, dove ero il capitano, con l’onorevole Matarrese al quale regalai, per primo, il gagliardetto. Gli detti il benvenuto nel mondo del calcio, mondo che l’onorevole neanche quasi conosceva perché entrò a far parte di questo all’improvviso. Prima non era un grande appassionato di calcio”.

 

Prima di scendere in campo faceva qualche rito propiziatorio

 

“Riti no, ma grande nervosismo sì. Passeggiavo molto, prima di scendere in campo mi venivano le formiche allo stomaco quando si sentivano molto le partite. Ognuno si concentrava in modi diversi, con le loro abitudini. Personalmente cercavo di far passare la tensione passeggiando nello spogliatoio andando da una parte all’altra. Erano delle cose abitudinarie . Non c’era una cosa particolare che facevo”.

 

Il compagno di squadra con il quale si è trovato meglio dentro e fuori dal campo?

 

“Ce ne sono stati parecchi. Devo dire però che con Paolo Scarrone, con il quale avevo già giocato nei ragazzi del Milan, c’è stato, fin da subito, un feeling che c’era tra l’altro già da prima. Ancora adesso ci sentiamo mandandoci gli auguri per il Natale. Ci sentiamo spesso. Un altro è Nico Penzo con il quale ho condiviso lo stesso palazzo, io abitavo al secondo, lui al terzo piano. Tutte le mattine andavamo allo stadio agli allenamenti sempre insieme, con la stessa macchina, qualche volta prendevo la mia, qualche volta andavamo con la sua. Ancora adesso, anche con lui che abita a Verona, ci sentiamo settimanalmente o quasi”.

 

Cosa le è rimasto dentro del Bari e della città?

 

“Mi è rimasto dentro l’affetto dei tifosi che, ancora adesso, dopo tantissimi anni, mi stanno dimostrando tramite Facebook. Mi fa piacere sentirli e leggere i loro commenti, gli alti e i bassi del loro umore, come d’altra parte tutte le tifoserie d’Italia. L’amore però che hanno i tifosi del Bari verso la squadra penso che l’abbiano in nessun’altra parte d’Italia. Li saluto tutti tramite lei”.

 

Vuole fare un saluto ai tifosi di Barimania?

 

“Assolutamente sì. Li abbraccio tutti così come ho detto prima, sono sempre nel mio cuore perché a Bari ho trascorso sette anni bellissimi che non dimenticherò mai. Un abbraccio”.

 

 

di Micol Tortora

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