martedì , 24 Maggio 2022
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A TU PER TU CON… CARLO SASSARINI DEL 10 OTTOBRE 2015

Ex fluidificante sinistro anni’90

Lei è un tecnico di settore giovanile dopo una lunga carriera da giocatore. Cosa pensa della sempre più maggiore importanza data alla tattica e alla preparazione atletica a discapito della tecnica individuale?

Per quanto riguarda il settore giovanile deve essere improntato soprattutto sulla tecnica perché per i ragazzi è una base importante poi, per quanto riguarda la crescita, è ancora meglio perché fare arrivare un ragazzo dal settore giovanile in prima squadra con ottime doti tecniche è anche un bagaglio importante per lui ma anche un bel bagaglio economico per la società perché vendere un giocatore dal settore giovanile è molto importante”.

Secondo alcuni al bambino non dovrebbe essere assegnato nessun ruolo specifico in squadra. Se si, fino a che età?

Io collaboro con una scuola calcio e non ci devono essere ruoli fino all’età di dodici – tredici anni perché devono imparare a giocare in tanti ruoli perché poi devono imparare a usare tutti e due i piedi, non solo un piede. Per quanto riguarda i tredici – quattordici anni bisogna incominciare a lavorare sotto l’aspetto tattico, sotto l’aspetto fisico e su tutto il resto”.

Cosa pensa della sempre più frequente presenza di giovanissimi calciatori stranieri nei nostri vivai?

E’ una bella domanda. Sicuramente è una cosa non positiva da parte nostra perché non riusciamo ormai anche a giocare i nostri giocatori nel settore giovanile. Si vede anche quando le nostre nazionali minori vanno a giocare contro le altre, facciamo sempre fatica perché non diamo l’opportunità a questi ragazzi di esprimersi nel nostro campionato. Bisogna dare molto più spazio ai giovani perché, secondo me, i giovani in questo momento sono un patrimonio della società e di conseguenza le società che in questo momento non sono in buone situazioni economiche hanno bisogno di questi giovani per cui, di conseguenza, bisogna farli giocare molto di più e sfruttare molto di più i settori giovanili partendo con l’organizzazione propria dei settori giovanili”.

Lei oltre che a Bari ha giocato in altre grandi piazze e ha indossato, per esempio, le gloriose maglie del Torino e del Genoa. Secondo lei cosa manca a Bari e al Bari per collocarsi stabilmente nella massima serie?

Sicuramente l’organizzazione perché in tutti questi anni che sono stato qui è mancata quella perché sotto l’aspetto economico della società c’erano le possibilità. E’ mancata solo l’organizzazione, un programma, partendo dal settore giovanile fino ad arrivare alla prima squadra. E’ mancato solo questo perché la società è stata solida. Questa nuova società non la conosco però sembra che abbia iniziato con il piede giusto perché ha cambiato totalmente il modo di pensare di una volta, il mondo moderno che pensano adesso le società, nel senso che sta lavorando bene. E’ questa, secondo me, la cosa principale è quella di organizzarsi e lavorare bene come ad esempio l’Udinese. L’Udinese è da trent’anni che sta facendo questo tipo di organizzazione societaria e, di conseguenza, sta facendo buoni risultati, lo stesso Chievo. Si tratta solo di organizzarsi bene con persone competenti sia nel settore giovanile sia nella società”.

Lei è nato in provincia di La Spezia ed è ormai barese di adozione. Nel campionato cadetto chi pensa possa ostacolare i sogni di promozione di Spezia e Bari?

Per quanto riguarda questo inizio di campionato vedendo sulla carta penso che il Cagliari sia la squadra da battere, poi Spezia e Bari sono due squadre che hanno un potenziale enorme da sfruttare e poi c’è sempre l’incognita della squadra minore che in questo momento si equivalgono un po’ tutte. Sta venendo fuori il Crotone, però penso che il Crotone sia una squadra molto organizzata perché ha un allenatore molto bravo, molto preparato, però non penso che abbia le potenzialità per dare fastidio magari come hanno fatto lo scorso anno Carpi e Frosinone che poi alla fine si sono trovate in serie A. Penso che siano pochissime le squadre all’altezza del Bari, del Cagliari e dello Spezia. Non vedo altre squadre forti come loro”.

Chi è stato il giocatore più forte avuto come compagno in tutta la sua carriera e il giocatore avversario che ricorda come più forte?

Come persona più che come compagno devo dire Lentini. Di lui ne hanno sempre parlato come una testa calda. Nello spogliatoio era una persona tranquillissima, in campo era uno che ti dava consigli e devo dire mi sono trovato benissimo con lui. Per quanto riguarda il giocatore più forte ne ho incontrati tanti. Posso raccontare un episodio che mi rimarrà sempre nella testa. Quando sono arrivato a Bari e avevo diciannove anni, nella prima partita di serie A, vedersi Gullit, Van Basten e Rajkard affianco è stata veramente una cosa bellissima ma anche paurosa per me. Sono questi secondo me i giocatori che ho partecipato più che aver giocato contro più forti che ho visto”.

Di Micol Tortora

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