sabato , 28 Maggio 2022
Home » Bari Calcio » A TU PER TU CON… DEL 12 MARZO 2015

A TU PER TU CON… DEL 12 MARZO 2015

Mister Carlo Prayer
Mister, secondo lei cosa è successo al Bari ad Avellino dopo tre risultati utili consecutivi?

“La partita l’ho vista in una ottica un pò più ampia. Prendendo lo spunto un pò da quel clima che si è creato già in settimana con i problemi dei biglietti e, poi, acuito da vecchi rancori della partita di andata probabilmente c’è stato poco di fair – paly in quello che in realtà indossavano quelle maglie bianche i giocatori a vario titolo. io credo che l’ambiente sia stato molto caldo, poi il clima aspro e probabilmente qualcuno di noi, parlo dello schieramento biancorosso, forse non è stato all’altezza di questo evento in quei termini”.

Se fosse stato lei il tecnico del Bari in quella occasione, su quel difficile campo e con quell’atmosfera molto particolare, come avrebbe caricato i suoi giocatori?

“Io credo che ci siano partite dove ci si carica naturalmente. In questo caso Avellino – Bari era una partita che aveva la sua carica interiore già intrinseca alla gara stessa. Poi avremmo dovuto fare quello che tutti gli allenatori si immaginano per la propria squadra in base anche agli uomioni adeguati a quell’incontro”.

Mister, secondo lei cosa manca ad oggi, a dodici gare dalla fine, a questa squadra per fare davvero il cosidetto “salto di qualità”, salto di qualità intendo arrivare alla zona playoff?

“Io credo che Nicola più ampiamente di me l’abbia sottolinato più volte. Manca la continuità nella valorizzazione dell’ingrediente principale di una partita di calcio che è il gioco. E questo da parte degli atleti, al di la del modulo, penso che forse questa sconfitta di Avellino da un lato sia salutare sia per noi che per la gente in generale e si capisca finalmente che nojn è questione di moduli, ma di atteggiamento mentale avuto in tutta la partita. Quindi, o difesa a tre o a quattro o difesa a quattro che diventa a cinque girando, se non si ha l’atteggiamento di gara da guerrieri belligeranti difficilmente si fa risultato”.

Facendo un riassunto sui tre mesi di Nicola a Bari secondo lei avrebbe dovuto dare una sua impronta in una squadra dove lui è subentrato o pensa che avrebbe potuto adattarsi agli uomini a disposizione?

“E’ una domanda validissima. Io parto da una esperienza diretta in modo tale da coinvolgermi alla domnanda che è la maniera più logica perché lavoro comunque per il Bari. Diciamo che la mia esperienza più fresca a Bisceglie quando sono subentrato mi sono accorto fin da subito che quello che volevo apportare come mie idee personali, perché ognuno di noi ha uno slogan o una etichetta con la quale si presenta, potevano non calzare direttamente con i giocatori per l’obiettivo più immediato che era la salvezza e poi abbiamo finito fin troppo bene, mi sono adeguato a quello che era l’aria che dovevo respirare con quel gruppo di giocatori con quella valenza tecnica. Sono andato incontro più a loro che alle mie idee. Ripeto, parlo di una esperienza del tutto personale perché io sono un tecnico non aziendalista come si può pensare solo perché lavoro per il Bari. Un tecnico deve essere serio ecco perché ho parlato della mia esperienza personale che può essere diversa da quella attualmente in corso d’opera. A me dispiace per quello successo a Dionigi e a Sibillano a Perugia che sono stati sollevati dall’incarico dopo appena due partite. Ripeto, quella che è l’esperienza più fresca mia in quello dell’anno scorso a Bisceglie prima di contrattualizzare col Bari, li mi sono trovato con un parco giocatori di assoluta qualità per quello che era la serie D, in un momento negativo in cui versava la squadra. Ho cercato di adattarmi molto a loro e Zotta e compagni mi hanno portato, anzi, ci siamo portati insieme a una salvezza anticipata”.

Voi allenatori, purtroppo, svolgete un lavoro che è ambito da molte persone ma siete sempre legati aai risultati che conquistate sul campo.

“E’ vero e ci aggiungo anche una chicca. Investe tutti gli allenatori a qualsiasi livello ed è proprio la necessità di ribadire da parte mia che anche se alleni nei più piccoli livelli, le impressioni sono uguali, la destinazione sui risultati è identica prevista per tutte le categorie e la sorte, purtroppo, nel caso in cui non dovessero arrivare i risultati è la stessa con una differenza sostanziale. Quando sei ad altissimi livelli sei pagato anche per rincorrere nell’esonero e per sopportarlo. Quando sei a livelli più bassi di categoria soffri molto di più le condizioni dell’esonero”.

Mister Prayer, secondo lei contro l’Avellino mister Nicola ha avuto delle responsabilità nello schierare quell’undici i campo?

“E’ una domanda pertinente. Noi siamo sempre soggetti alle sorti della squadra per cui siamo responsabili in toto, tu curdi, di tutto ciò che avviiene. Sicuramente in questo momento Nicola è desolatamente in sofferenza, come lo siamo tutti, perché lui quando la squadra non fa risultato ci sentiamo noi tecnici i primi responsabili”.

Secondo lei Nicola è a rischio esonero o meno?

“Dall’interno della società vivendo con loro, non credo. Credo molto nella compattezza dirigenziale e lo ha dimostrato il presidente Paparesta in primis nel momento in cui ha tentennato tantissimo per avvicendare Denis Mangia a cui mancavano alcuni risultati negli ultimi tempi con Davide Nicola. Non credo che a dodici giornate dalla fine si possa arrivare a una terza soluzione. L’unica plausibile sarebbe quella interna ma non credo che in questo momento si vada a stravolgere nessun altro tipo di realtà all’interno della società anche perché credo, e di questo sono fermamente convinto, che la squadra ha tutte le qualità per fare emergere le doti di Nicola così come avrebbe avuto tutte le qualità probabilmente per fare emergere quelle di Devis Mangia. Sono due colleghi che si stimano, che conosco molto molto da vicino, per cui ritengo che entrambi meritano il giusto rispetto. Devis, purtroppo, ha dovuto lasciare il passo a Davide Nicola che credo terminerà l’annata”.

Secondo lei a Nicola manca il confronto con gente esperta come Angelozzi e Regalia? Lei crede che il tecnico del Bari sia un uomo solo al di la del suo staff?

“Io ho vissuto indirettamente a Bari con Regalia dei Matarrese con la parte terminale dei Matarrese con Angelozzi. Oggi ho diretta relazione con Antonelli che quando si rapporta con me mi sembra una persona assolutamente consapevole, che sa di calcio. Nei momenti in cui discorriamo e non capita di rado, ma capita spesso, di questioni inerenti il calcio giocato. Credo che altrettanto faccia con Nicola anche se, per quanto riguarda lo spogliatoio, direttamente non ne ho competenza. Per l’esperienza che sto vivendo, nel momento in cui mi relaziono con Antonelli, non mi sembra una persona disinformata. Credo poi che nel momento in cui il direttore debba estendere le sue relazioni interpersonali non solo con l’allenatore, ma anche con i giocatori, beh li bisogna vivere proprio il clima dello spogliatoio. So per certo che sicuramente il carattere di Angelozzi e di Antonelli si discostano l’uno dall’altro”.

Mister, un giorno le piacerebbe sedersi sulla panchina del Bari? sarebbe bello avere in panchina una “baresità” che davvero darebbe il massimo perché barese.

“Ritengo che Gianluca e Romeo Paparesta sappiano, nel momento in cui mi hanno contrattualizzato, di che cosa possono usufruire della mia persona. Se non sono in prima squadra eventualmente mi devono utilizzare diversamente. Grazie per questo pensiero perché mi fa spece che si guardi a me nella “baresità”, perché certe volte il mio cognome fa si che io non sia di Bari. Amo questa maglia e mi scorre il sangue biancorosso come fosse la mia prima maglia. Mi auguro che in futuro possa tornare ad esprimere il mio valore anche sul campo. Sono li come tutti. Per il momento forza Bari perché appartengo al Bari ed è giusto che lo gridi ancora più forte. E’ stimolante”.

Di Micol Tortora

Tutto su Micol Tortora

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.