giovedì , 26 Maggio 2022
Home » Bari Calcio » A TU PER TU CON… DEL 19 MAGGIO

A TU PER TU CON… DEL 19 MAGGIO

 

L’ex sindaco di Bari, Simeone Di Cagno Abbrescia

 

Che idea si è fatto dal Bari che non andava e che tre mesi fa era in zona play – out al Bari visto contro il Carpi che ora si ritrova ad un solo punto dalla zona playoff?

 

“Devo dire che negli anni precedenti faceva venire il nervoso vedere questi giocatori che non rincorrevano la palla, che la perdevano e la lasciavano stare. Oggi si vede che c’è la squadra, uno corre e l’altro gli va incontro. Quando perdono la palla ora si vede che sono due giocatori che vanno a cercare di riprendere l’avversario che è partito quindi oggi da queste piccole cose si vede che la squadra c’è. La squadra funziona e bisogna dare merito a chi l’ha costruita e a chi la sta guidando. Nel Bari ci sono giocatori giovani che hanno formato una intesa, quindi che a questo punto ci si può aspettare di tutto dal punto di vista del calcio mentre dal punto di vista societario è li che vengono i dolori”.

 

Onorevole, perché non si è presentato lei per rilevare il Bari calcio?

 

“Perché la mia famiglia ha già dato. Mio padre nel 1936 è stato il più giovane presidente del Bari, aveva appena 21 anni, gli venne affidata la squadra che arrivò fino al quarto posto. Come ho detto più volte io voglio pagare il biglietto e andarmi a divertire e non andare allo stadio a fare veleno perché oltre alla squadra ci sono i problemi societari. Mi auguro che ci sia qualcuno che può sostituirci, qualche altra famiglia”.

 

Per quanto riguarda il passato che idea si è fatto sulla diatriba che c’è stata tra il sindaco Emiliano e la famiglia Matarrese mentre per quanto riguarda oggi per quale motivo, secondo lei, fino ad ora il sindaco non parla del Bari calcio.

 

“Come sta la società e del fatto che nessuno si stia facendo sotto per acquisirla da ancora più meriti ai Matarrese che nel bene e nel male hanno condotto per tanti anni questa società e devo dire che ci hanno anche fatto divertire con tutte le problematiche del calcio e con tutte le problematiche di una città come Bari dove i tifosi sono molto esigenti. Se la squadra va bene vanno allo stadio, se la squadra va male lo disertano. Per quanto riguarda il sindaco Emiliano ha utilizzato la squadra, che che lui ne dica, quando gli ha fatto comodo, si è messo la sciarpa. Per la verità è da sessantacinque anni che sono tifoso del Bari e precedentemente di quando lui diventasse sindaco non l’ho mai visto sugli spalti ne al Della Vittoria ne al San Nicola. Questo è il suo carattere cioè quello di cavalcare le cose quando vanno bene e di allontanarsene quando le cose vanno male”.

 

Come si spiega il fatto che al Bari sono interessati pochissimi imprenditori locali?

 

“Vogliamo fare un po’ di conti? Prendere il Bari adesso che c’è stato anche un ribasso d’asta conterà in questo momento per prendere il titolo sportivo e potersi iscrivere al campionato servono dai cinque ai sei milioni di euro. Credo che nel Bari ci sia un solo giocatore di proprietà del club, il resto è tutta da costruire e credo che per fare questo occorrano dai venti ai trenta milioni di euro. Per fare un campionato di serie B dove gli introiti televisivi si aggirino intorno ai quattro – cinque milioni se non c’è un altro interesse quale dovrebbe essere lo spirito che spinge a investire una cifra così rilevante. Questo è il problema”.

 

Lei, in cuor suo, avrebbe mai immaginato il fallimento del Bari? I Matarrese non le hanno mai chiesto una mano per cercare altri investitori?

 

“Per quanto riguarda la prima domanda non è solo il Bari che nella storia del calcio e nei campionati italiani hanno rischiato o che addirittura sono fallite. Il calcio è diventato, come le società sportive, sono comunque società e quindi pagano le regole del mercato, pagano le regole di tutti coloro che operano. Devo dire che io mi sono interessato del Bari una volta. Era nel momento in cui c’era Cassano. C’era un imprenditore comasco che aveva già una squadra di serie C che mi chiese di potersi interessare. Mi misi in contatto con la famiglia Matarrese, trattarono anche, ma la richiesta in quel momento, c’era ancora la lira, mi pare che fu intorno ai cento dieci, cento venti miliardi e questo imprenditore si allontanò. In quei cento dieci, cento venti miliardi c’erano Cassano ed altri giocatori che poi sono stati venduti intorno ai settanta – ottanta miliardi di lire”.

 

In vista della terza asta di martedì cosa si aspetta. Secondo lei potrà andare nuovamente deserta o ci sarà l’interessamento da parte di qualcuno? Si vocifera che al Bari sia interessato lo stilista Giorgio Armani.

 

“Di nomi ce ne sono stati tanti, in molti si sono rivelati dei blaff. Non è il fatto che il valore del Bari dai quattro e mezzo sia arrivato ai due milioni di euro a far avvicinare o allontanare gli acquirenti perché credo che quello che spaventa è il fatto di dover costruire non soltanto la società ma anche la squadra. Bisogna creare dal vero la squadra perché nel momento in cui qualcuno dimostra un interesse si trova a dover rifare una squadra dove se non erro ci sono solo due giocatori di proprietà. Quello che acquisterà il titolo sportivo si sarà fatto già i conti di quale potrà essere il suo interesse non solo a rilevare la squadra ma a condurla negli anni successivi. Questo è quello che credo che sia quello a cui non dobbiamo guardare. Spero soltanto che a rilevare il Bari sia una persona seria, ma che sia anche una persona che guardi al futuro”.

 

Secondo lei chi acquisterà il Bari avrà mano libera sui terreni intorno allo stadio?

 

“Le amministrazioni comunali, statali e regionali si attivano per atti. Fino a questo momento al di la di parole, ne ho sentite tante anche dal sindaco Emiliano, dall’assessore al ramo che è anche assessore allo sport hanno detto tante cose di ciò che doveva ruotare intorno allo stadio “San Nicola” e all’area di Bitritto. Di atti ne ho visti pochissimi, anzi nessuno. Anche quella è tutta una questione da costruire perché ammesso che qualcuno possa essere interessato a rilevare la squadra perché ci potrebbe essere qualcosa attorno all’aspetto urbanistico dell’area dove il Bari giocherà, troverà ben poco dal punto di vista di atti”.

 

Onorevole c’è anche la questione stadio

 

“Proprio perché le amministrazioni procedono per atti, la pubblica amministrazione non può regalare niente a nessuno perché se no poi cade nelle grinfie della Corte dei Conti. A parole si può essere vicini tutti, però poi bisogna fare gli atti e per fare gli atti, gli atti devono essere legittimi e non devono far rischiare che poi siano gli amministratori a dover pagare”.

 

Per quanto riguarda la partita di questa sera come andrà a finire secondo lei?

 

“Io accompagnerò mio figlio che ha sei anni perché vuole scendere in campo per dare la mano a Joao Silva per cui alle 17.30 sarò allo stadio. Accompagnerò lui e naturalmente faremo entrambi il tifo per il Bari. Io sono ottimista perché il clima è quello buono”.

 

Cosa mi dice in previsione futura visto che il Bari andrà a La Spezia e poi chiuderà in casa contro il Novara. Pensa che questa squadra senza una proprietà e fallita possa arrivare nella massima serie?

 

“Questi sono i controsensi del calcio. Nel calcio bisogna anche sognare. Se non avessimo avuto la penalizzazione oggi saremmo già in piena zona playoff. Oggi avremmo 61 punti in classifica. Io mi auguro che di punti ne facciamo 63. Credo che abbiamo la possibilità di giocarci questo sogno”.

 

Di Micol Tortora

 

 

 

Tutto su Micol Tortora

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.