giovedì , 26 Maggio 2022
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A TU PER TU CON…DEL 25 APRILE

Guido Angelozzi, direttore sportivo del Bari, protagonista che con pochissimi euro a disposizione è riuscito a mettere su una squadra competitiva con i migliori ragazzi della serie B che faranno sicuramente parlare in futuro.
Lei ha un passato da calciatore, ha sempre pensato di fare il dirigente, non l’ha mai sfiorata l’idea di fare l’allenatore?

“No, perché non sono portato a fare l’allenatore. Mi piace più fare il dirigente. Da quando ho smesso di giocare a pallone era il mio desiderio fare il dirigente e, grazie a Dio, ci sono riuscito”.

Nel suo percorso da direttore sportivo c’è mai stato un giovane calciatore su cui avrebbe scommesso ad occhi chiusi ed invece, per varie circostanze, non ha sfondato?

“Si ce ne sono stati. Ci sono stati ragazzi che magari hanno fatto vedere delle doti pazzesche e poi magari nella vita privata o nell’attenzione si sono persi per strada. Ci sono tanti casi. Faccio un nome di un ragazzo che era in C2 tanti anni fa che si chiamava Di Stefano, attaccante fortissimo, poi persosi per strada. La massima categoria che ha fatto è stata la C1 ma poteva giocare tranquillamente giocare in serie A e non c’è riuscito”.

Le è mai capitato un giovane calciatore sul quale non aveva grande fiducia ma che poi si è rivelato una piacevole sorpresa?

“Si ce ne sono, ma sinceramente non me li ricordo. Certe volte pensi che un giocatore non può arrivare a certi livelli ed invece con l’applicazione e la tenacia arriva tranquillamente. Un giocatore che mi viene ora in mente è Gennaro Del Vecchio. Io l’ho preso dalla C2 dove giocava nel Giulianova e l’ho portato a Catania tanti anni fa. Non pensavo che lui potesse arrivare in Nazionale ed invece è arrivato perché con l’applicazione, con il lavoro, con l’attenzione e con la voglia è arrivato a giocare in Nazionale dopo che ha giocato tantissimi anni in serie A”.

Lei ha operato come tutti sanno in diverse società nella sua carriera come Andria, Lecce e Bari. Pur restando siciliano autentico quanto si sente pugliese?

“Ormai sono quasi sedici – diciasette anni che sono qui in Puglia perché prima di lavorare in questa società a livello dirigenziale ho fatto pure tre anni a Barletta da calciatore per cui sono tanti anni che sono qui in Puglia. Questa è una terra che mi porta fortuna, mi porta bene visto che mi trovo bene. Ci sono delle similitudini con la mia terra per cui sia a livello culinario che di natura la Puglia si avvicina molto alla mia terra anche come mentalità per cui mi trovo benissimo qui e mi trovo ancora bene”.

Se dopo la carriera di giocatore non avesse continuato ad operare nel mondo del calcio cosa avrebbe fatto?

“Quando ho smesso di giocare avevo un’attività commerciale che avevo messo su con un mio amico. Dopo un pò il mio istinto è stato quello di rimanere nel mondo dello sport pe cui mi sono ributtato nuovamente nel mondo dello sport. Penso che è quello che volevo fare e ci sono riuscito. Sono tanti anni che sono nel mondo dello sport per cui mi sento una perona fortunata”.

Il calcio italiano, complice l’andamento generale del Paese, è in un momento di grossa difficoltà economica. Secondo lei cosa si potrebbe fare?

“Secondo me bisognerebbe ristrutturare tutto il sistema partendo dai giovani e di dare una certa mentalità. Soprattutto è importante ristrutturare tutti i settori giovanili. C’è tanto lavoro da fare, però ci vuole anche la partecipazione di tutti quanti. Per chi lavora in questo momento nel mondo del calcio è in difficoltà verso altri Paesi. Però con il lavoro e con l’attenzione che ci vuole se ne può venirne fuori”.

Direttore perché all’estero credono di più nei giovani giocatori tant’è vero che in alcuni paesi li fanno esordire all’età di 17 anni in Premier League o anche in Bundesliga?

“Loro hanno più coraggio. Cercano di non bruciare giocatori. Se si va in Francia giocano già in serie A ragazzi di 16 anni ed in Belgio. In Spagna un pò di meno. In queste realtà, in Olanda giocano tanti giovani hanno il coraggio di metterli in campo, al contrario dell’Italia. Nell’ultimo periodo tante squadre italiane stanno cercando di rivalutare questa situazione come il caso Bari dove giochiamo da tre anni con ragazzi giovani per cui secondo me questa potrebbe essere la strada per tutte le squadre”.

Al di fuori del calcio Guido Angelozzi nel proprio tempo libero ( veramente poco ) ha un hobby?

“A me piace andare a fare un pò di corsa, correre sul Lungomare: Quello è il mio hobby e sinceramente in questi anni qui a Bari sono stato sempre molto impegnato con la squadra e con la società per cui vivo parecchio negli uffici ed in società. Quando posso vado a fare footing perché mi piace”.

Proseguendo nella vita al di fuori del calcio quali sono l’attrice e l’attore preferiti da Angelozzi?

“Pe quanto riguarda l’attore mi piace molto l’attore americano Robert De Niro. Per quanto riguarda l’attrice sinceramente non ce n’è una in particolare. Robert De Niro mi piace molto”.

Un aggettivo per ogni presidente che lei ha avuto.

“Di presidenti ne ho avuti parecchi sia da calciatore che da dirigente. Per quanto riguarda Vincenzo Matarrese è un passionale, Semeraro del Lecce un gentleman, una persona con dei modi da lord; Gaucci un vulcanico visto che si arrabbiava spesso. Poi ho avuto Fuzio ad Andria, un signore, una persona molto garbata. Quando sono stato a Reggio Emilia ho avuto come presidente Ferrarini, quello dei prosciutti. E’ stato un presidente normale che non mi faceva impazzire perché gli uomini tristi non mi piacciono tanto. Devo dire che è stata una persona distinta”.

Direttore, il presidente che ricorda di più per una cosa particolare.

“Sono tutti stati dei datori di lavoro che mi hanno dato la possibilità di conoscere città e di lavorare in varie società per cui ho il massimo rispetto delle persone che mi hanno fatto lavorare. Il presidente che ricordo con più affetto è sinceramente il presidente dell’Andria, Fuzio. Lo ricordo perché sono stato sei anni a fare il direttore ad Andria per cui mi è rimasto dentro perché c’era un rapporto che andava al di la del calcio”.

Chi l’ha fatta più penare dei presidenti?

“Non mi piaceva il lavoro che stavo facendo a Reggio Emilia perché avevo tre anni di contratto con loro ma dopo sei mesi mi sono dimesso perché non mi piaceva il modo che avevano di agire nel lavoro. Quello è stato, secondo me, un presidente e una persona perbene, ma col mio modo di fare non andavo d’accordo. Con gli altri, tutto sommato, ho buonissimi rapporti”.

E con il presidente Vincenzo Matarrese, come vanno le cose?

“Ho un buonissimo rapporto, è una persona perbene”.

Che persona è Vincenzo Matarrese?

“E’ una persona molto passionale, molto attaccato alla squadra e alla società. Devo dire grazie a lui che mi ha fatto venire a lavorare qui a Bari. Sono quattro anni, al di la di come è finita, ho un buon ricordo”.

Lei in coincidenza con il fallimento del Bari aveva manifestato una certa stanchezza lasciando pensare ad un suo probabile addio a giugno. Ma l’esplosione di questi ragazzi, non in queste ultime partite, può far cambiare il futuro di Guido Angelozzi?

“Devo essere sincero. Sono molto stanco. E’ stata dura fino a un mese fa sotto tutti i punti di vista. Io a Bari sono stato bene e sto bene però ad esso ci sarà un’asta e spero che arriverà una società forte, una società che può creare una squadra ancora più forte. In questo periodo il pubblico si è avvicinato molto ala squadra per cui si è creata una bela alchimia tra squadra, tifosi e città. E’ giusto che chi arriva a compratre il Bari debba decidere gli uomini di propria fiducia. Io sarei la prima persona contenta che chi possa arrivare sia forte. Al di là che ci sia Angelozzi o un altro, l’importante è che ci sia un Bari forte”.

E se i nuovi proprietari dovessero chiederle di rimanere per il lavoro fatto in questi anni?

“Soprattutto mi farebbe piacere, dopo aver lavorato bene, essere considerato. Dopo valuterei e ascolterei. In questo momento sono più concentrato sul fatto che finisca questo campionato nel migliore dei modi e che possa arrivare una società forte perché tutta la città lo desidera”.

In cuor suo, Guido Angelozzi vorrebbe rimanere al Bari?

“Io mi sono trovato bene, mi trovo bene e sono grato ai baresi che mi hanno sopportato per questi quattro anni. Se dovessi andare via rimarrò sempre un tifoso del Bari perché Bari ti leva tante cose però ti fa innamorare della città, dei tifosi. Quello che sta succedendo a Bari in questo ultimo mese sinceramente è qualcosa di incredibile. La passione dei tifosi è qualcosa di incredibile. Bari è questa, vediamo quello che succede. La cosa pricipale è la società”.

 

Di Micol Tortora

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