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A TU PER TU CON… PIERO DORONZO DEL 14 OTTOBRE 2015

Direttore sportivo dell’Andria

Un ventennio con il Bari, come riuscirà a sostituire il biancorosso che aveva sulla pelle con il biancoazzurro dell’Andria?

Con la professionalità che bisogna avere sempre. Quella di Bari è stata una esperienza di vita straordinaria, bellissima. Io non smetterò mai di ringraziare Bari e i baresi. L’ho sempre detto, lo ribadisco in ogni occasione. Sono affettivamente legato a questa città però la professione mi dice oggi che il mio presente si chiama Andria e darò, come ho già detto me stesso come ho fatto nel passato per il Bari, darò me stesso per l’Andria”.

Dopo la breve esperienza in sostituzione di Angelozzi, fermato per quattro mesi dalla Giustizia sportiva, che voto si da per il primo mercato da ds dell’Andria?

Il voto lo da il campo. Credo che si sia riusciti a fare quello che andava fatto. Si è ripartiti da zero, società nuova. C’era da rifare una squadra. Siamo stati fortunati a fare una squadra che all’ottantacinque per cento è andata in ritiro con tutti gli effettivi in modo da consentire anche allo staff tecnico e all’allenatore di poter lavorare su un impianto di gioco sin da subito. I voti è giusto che li diano gli altri. Io posso dire che siamo soddisfatti di quello che abbiamo fatto. Sarà, poi, sempre il campo a dire se si è fatto bene o se si è fatto male”.

A Bari ha lavorato al fianco di direttori sportivi di grande importanza come Regalia, Perinetti e Angelozzi. A quale di questi ritiene di riuscire a “rubare” qualche segreto?

Io credo che si impari sempre da tutti. Carlo Regalia è stato il primo con il quale ho lavorato. Conservo un grandissimo ricordo così come di Giorgio Perinetti. Sono due professionisti con i quali mi accingevo a lavorare per la prima volta. Con Guido Angelozzi il discorso è un po’ diverso perché con Guido c’è un rapporto fraterno che ci accomuna. Io l’ho conosciuto nell’83. Io cominciavo allora a fare il segretario a Barletta. Lui era calciatore, capitano del Barletta, quindi si può dire siamo quasi nati insieme. Poi lui ha smesso di giocare e ha cominciato a fare il direttore sportivo. Non ci siamo mai persi di vista. Con lui ho fatto quattro anni a Bari bellissimi, intensi”.

Sulla panchina andriese sembrava un testa a testa tra Torrente e Dionigi. Poi, tra i due litiganti, è spuntato Luca D’Angelo. Che campionato si aspetta Piero Doronzo?

Torrente non nego di averlo sentito. Tra l’altro, è stato il primo a chiamarmi per farmi i complimenti e le congratulazioni. Gli ho detto che sei un allenatore che merita la B per cui se vai in serie B sono contento. Sappi che se decidi di andare a fare un anno sabbatico in Lega Pro, sabbatico tra virgolette, sai che la porta per te è sempre aperta. Questo sempre in condivisione con il presidente, Paolo Montemurro, che sposava in pieno questo nome. Per quanto riguarda Dionigi ho un buon rapporto con lui. E’ stato un mio giocatore anche a Bari. Onestamente non abbiamo mai parlato perché lui potesse diventare l’allenatore dell’Andria. D’angelo, invece, è stata una delle tre opzioni che avevamo con altri due allenatori, però lui era una prima scelta. Era la prima scelta del profilo che avevamo individuato. Siamo soddisfattissimi dell’uomo e dell’allenatore”.

Qual è l’acquisto che non immaginava di poter fare e, se c’è stata, l’operazione saltata all’ultimo?

Operazioni saltate onestamente non ce ne sono state. Diciamo che a fronte di ventidue calciatori tesserati, di cui solo quattro fanno parte della squadra che lo scorso anno ha vinto il campionato, e gli altri diciotto sono completamente nuovi, tutti gli obiettivi sui quali che abbiamo attenzionato sono stati presi tutti, vuoi perché ci siamo mossi per tempo, con anticipo e vuoi perché abbiamo saputo anche avere un minimo di discrezionalità che in questo mestiere non guasta e vuoi perché anche i calciatori sono stati entusiasti di provare l’esperienza di una piazza calda come quella di Andria. E’ stata una delle cose che ho sempre detto ai calciatori quando li contattavo. Andria può essere il posto ideale per diventare calciatori. Se fai bene ad Andria puoi giocare dappertutto. Andria a livello di passione, facendo le debite proporzioni, è come Bari. Andria è una città che vive di pallone. L’Andria viene da due campionati vinti e che noi, come ho detto dall’inizio, cercheremo sempre di alimentare perché l’entusiasmo fa bene e non ha mai fatto male a nessuno. Calciatori saltati no. Magari ho sentito tre o quattro calciatori con i quali tra l’altro avevamo condiviso l’esperienza di Bari, calciatori di una certa importanza, di un certo nome però compatibilmente da quelle che sono, ed erano, le nostre disponibilità io ho sempre detto, come nel caso di Torrente, la porta per voi è sempre aperta. Se decidete di venirci a dare una mano noi saremo felicissimi di accogliervi. Onestemente, però, trattative saltate non ce ne sono state”.

Sappiamo che non è simpatico parlare di singoli, ma l’Andria si aspetta tanto da un Grandolfo che sembrava si fosse perso per strada?

Francesco è stato il primo giocatore che ho proposto al presidente il quale è stato subito entusiasta di poterlo farlo rientrare alla base, in Puglia. Lui dopo un po’ di anni con dei problemi fisici, come la pubalgia, l’anno scorso ha fatto un grandissimo campionato a Correggio. E’ un ragazzo ancora giovane, è del’ 92. Ha ampissimi margini di miglioramento. Siamo convinti che può diventare un attaccante importante. Lo sta già dimostrando in queste prime partite con la nuova maglia, con la maglia della Fidelis. Ho parlato dall’inizio e continuerò a farlo fino alla fine di gruppo. Questa è una squadra che ha ventidue calciatori, sono tutti titolari. Per me i migliori saranno sempre quelli che siederanno in panchina e magari non entreranno durante le partite perché sono l’anima che spinge quelli che vanno in campo”.

 

Di Micol Tortora

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