mercoledì , 5 Agosto 2020
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Baldini, un personaggio che fa onore al calcio

Il tecnico della Carrarese ha rilasciato una intervista a cuore aperto dopo l’eliminazione della sua squadra dai playoff

 

Generalmente dopo una eliminazione ai playoff qualsiasi allenatore avrebbe subito il colpo e non avrebbe rilasciato interviste a nessuno. Questo non è stato il caso di Silvio Baldini, tecnico della Carrarese che dopo l’eliminazione della sua squadra ci ha rilasciato una bella intervista, intervista nella quale abbiamo conosciuto, oltre ad un allenatore di spessore, un uomo che ha parlato a 360°.

 

Dopo l’eliminazione dai playoff, a mente lucida, avrebbe cambiato qualcosa sia nello schema che nei giocatori

“Avevamo ben chiaro quello che dovevamo fare. Abbiamo provato a fare la partita, ce la siamo giocata e il campo ha detto che il Bari è stato più bravo per cui accettiamo il verdetto e andiamo per la nostra strada”.

 

Voi avete terminato il campionato a febbraio mentre il Bari ha giocato tre partite in più. Secondo lei questo può aver influito sulla partita di lunedì

“La Carrarese ha finito il campionato molto prima rispetto al girone Sud. Noi abbiamo terminato il tutto a febbraio mentre il Bari ha giocato tre partite in più. Da quel momento non abbiamo più giocato, abbiamo giocato solo con la Juve U23 e con il Bari. Posso dire solo che contro di noi i biancorossi sono stati più bravi. Nel secondo tempo supplementare la squadra di Vivarini ci ha messo in difficoltà e, alla fine, negli ultimi minuti sono riusciti a trovare il goal. Non abbiamo nulla da recriminare in quanto noi abbiamo messo in campo il cuore e, soprattutto, tutto quello che avevamo. Certo è che nella vita si può fare meglio, però questo è il senno di poi. Nel primo tempo supplementare ci poteva anche stare che avremmo potuto trovare la via del goal. Purtroppo non ce l’abbiamo fatta. Il Bari è stato bravo anche, in certi momenti, a stringere i denti. Alla fine hanno vinto loro e se hanno vinto vuol dire che hanno meritato. E’ inutile che stiamo qui a recriminare sugli episodi. La partita è stata quella. Anche la sconfitta fa parte di questo gioco perché nessuno vuole perdere. Però quando si perde bisogna accettare e riconoscere il merito degli avversari”.

 

Qual è il suo modo di concepire calcio

“Per me il calcio è lo scopo della mia vita. Alcune volte parlando con gli allenatori certe volte mi rompo le scatole perché l’allenatore dovrebbe fare il professore, spiegarti cosa va e cosa non va. A me piace il calcio, lo faccio in maniera libera perché non prendo una lira. Per me è più importante il viaggio, il sogno del traguardo. Quando tu nasci povero e hai delle possibilità e con le tue possibilità non riesci ad arrivare al traguardo vuol dire che quando sei nato, sei nato con qualcosa che manca. Da questo ho imparato che Ulisse, quando ha fatto il viaggio per tornare ad Itaca, Omero gli fa trovare tante difficoltà. Poi, quando Ulisse ritrova Itaca dopo tanti anni e riesce a liberare Itaca dai Proci, il giorno dopo riparte verso il mare perché ritrova nel mare la sua libertà. Il mio scopo di vita è questo. Io trovo nel viaggio delle difficoltà, trovo la sconfitta, trovo l’amarezza però, alla fine, mi devo dare anche una spiegazione che posso trovare gente più brava o più fortunata. Allora se gli altri sono più bravi è giusto che debbano andare avanti. Dopo la sconfitta contro il Bari ho trovato il pianto dei miei giocatori, il pianto dei dirigenti, il pianto dei tifosi che ci hanno aspettato a notte tarda a Reggio. Questo è quello che mi è rimasto, non per consolarmi, ma per farmi conoscere meglio. Il mondo del calcio è un mondo di ipocrisie, un mondo d’invidia, un mondo dove uno ne sa sempre più di un altro. A volte la sconfitta non è così brutta come può sembrare perché poi quando uno sarà vecchio e che la fine sta arrivando si accorgerà che non conta tanto quante Coppe dei Campioni ha vinto, ma quello che hai dato e ti hanno lasciato dal punto di vista affettivo. Non credo che a livello personale, nel momento in cui stai male, hai bisogno di sapere cosa c’è dietro la vittoria. E’ importante sapere che nel dolore e nella sconfitta hai trovato nel tuo cammino e nella tua famiglia, nei tuoi figli, i tuoi amici veri, i tuoi fratelli, i tuoi genitori. Questo per me è il mio scopo di vita. Io non alleno perché sono ricco. Io alleno gratis perché ho gli attributi rotti dal mondo del calcio che è un mondo di ipocriti e di stupidini. A me ha dato fastidio della sconfitta è stato il fatto che qualche giocatore del Bari ha fatto lo scemino. C’è stato un giocatore che ha preso uno schiaffo da Caccavallo. Da questi giocatori, se vinco, devono stare attenti perché allora trovano una faccia di una persona che non si tira indietro perché per me il calcio è orgoglio e rispetto. Sono pronto ad accettare una sconfitta ma non da dismissione. L’illusione di una sconfitta mi fa star male, ma alla fine so che la mia vita è questa e non mi rapporto con le mie cose per cercarne di venirne fuori. Nella vita bisogna accettare che si trovano di fronte quelli più bravi e perdere. Non si può fare altro”.

 

Secondo lei, visto la sua grande esperienza, come andrà a finire la finale

“Non lo posso sapere perché sono estraneo a questa partita. Posso solamente parlare della mia squadra. Se la Reggiana e il Bari sono arrivate in finale vuol dire che sono entrambe degne di vincere. Nella finale, chi coglierà il momento giusto, l’attimo e l’essenza logica che può avere quella partita, sicuramente la vincerà”.

 

Secondo lei, oggi se un allenatore non ha un importante procuratore, al di la della sua bravura, può o meno trovare una panchina prestigiosa

“Quando uno vede gli altri che vanno avanti la balla è quella del procuratore. Vi posso garantire che proprio sabato pomeriggio ero insieme alla squadra e, dopo aver fatto il “rompete le righe”, ho avuto due proposte da due squadre di serie B e non di Lega Pro. Una è arrivata da una squadra importante. Alla mia età non mi interessa essere dittaro, non è da me. Se dovesse venire a casa mia potrà trovare il frigorifero pieno perché si mangia insieme e si sta insieme. Per quanto riguarda il conto corrente i soldi che ci sono quelli per campare, non ce ne sono molti. A me non interessa fare calcio per conquistare qualcosa. Per me la conquista ormai rimane il viaggio e nel mio viaggio, la cosa più importante, dato che è stato un viaggio difficoltoso perché nel primo anno abbiamo fatto un campionato con un milione e mezzo, l’anno scorso lo abbiamo fatto con un milione e sei e quest’anno lo abbiamo fatto con un milione e otto.    Ora ripartiremo, speriamo da un milione e otto, ma credo che saranno un milione e sette. Con questi soldi bisognerà cercare di sognare. A me rimane sempre il miraggio e fino a quando, in questo miraggio, non trovo degli amici io continuo, altrimenti se devo trovare delle persone alle quali non interessa di far fare l’allenatore in maniera gratuita, direi ciao, arrivederci e amici come prima. Io andrò per la mia strada e gli altri cercheranno altre persone per allenare. Come le ripeto, quella del procuratore, se uno ha delle conoscenze ed è bravo, è più facilitato. Però credo che gli allenatori bravi conquistano i presidenti con il gioco e non con i procuratori. Questo glielo posso garantire perché personalmente sono stato sei anni fermo dopo settecento panchine da professionista. I procuratori non contano. Per tornare nuovamente al Bari, la squadra pugliese contro di noi ha letto la situazione, non so se per caso o per fortuna. Noi non siamo stati in grado, in quel frangente, di tamponare quella situazione e la squadra di Vivarini ha trovato il goal del passaggio alla finale. Il Bari nel finale è stato più bravo per cui complimenti a loro”

 

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